Questa è la mia vendetta mamma!

Il tempo è così prezioso quando si vive da qualche parte a quindici ore di distanza in aereo.

Ci sono volute diciassette ore in aereo, senza contare le ore di tragitto in macchina e le ore aspettate all’aeroporto prima di imbarcarmi. Dopo, quando finalmente l’aereo è atterrato, sapevo che c’erano ancora più di un paio di ore in macchina prima di arrivare a casa, quella casa che ci avrebbe accolto  per il tempo di quel soggiorno.

Questa odissea l’ho fatta portando nelle mie braccia un bimbo che non aveva ancora un anno di vita.

Da quanto tempo aspettavo quel momento di ritrovarci, di guardarci negli occhi, di sentirci vicine, di stare nello stesso luogo e nello stesso tempo, di non avere problemi di connessione, di fusi orari, di tante cose che ci sono sempre da fare.

Sono passati cinque anni dopo l’ultima volta che ci siamo viste, tante cose sono cambiate nel frattempo, te ne ricordi? Ho immaginato questo momento tante, tante volte, soprattutto nell’ultimo anno dopo la nascita di tuo nipote.

Dovresti fare conoscenza di quella piccola creatura, mio figlio, che ho portato nelle mie braccia per quelle ore che mi sono sembrate infinite dentro quell’aereo.

Pensavo questa volta le cose saranno diverse, forse sarai cambiata e mi sarai più vicina, più interessata a me, magari attraverso l’angelino che ti ho portato.

E così i giorni sono passati.
Mi chiedevo ogni mattina: ma che c’è? Dove sei? Perché non vieni? Siamo qui, adesso!

Il tempo è così prezioso quando si vive da qualche parte a quindici ore di distanza in aereo.
Mamma, capisci quanti soldi ci ho messo per stare qui, ora?

Tu, dove sei? Cosa c’è di più importante che ritrovarci?

Mamma, ma tu non hai un cuore?


Mamma, ma tu sei davvero mia madre?
Come riesci ad essere così egoista, così strana, così pazza?

Sono stata lì ad aspettarti per un mese. Ogni giorno mi chiedevo: oggi verrà, mi farà una sorpresa? Credevo che almeno per una volta mi avresti portato la tua attenzione come regalo.

Ma dove cazzo sei mamma?

Ventotto giorni, seicentosettantadue ore che sono stata lì ad aspettarti e non hai mai trovato il tempo o forse la motivazione per passare neanche una mattina con tuo nipote. D’altra parte con me hai avuto tutta una vita e zero interesse per me.

Alla fine, ancora una volta sono io a venire a trovarti, mamma, sono io a fare il primo e probabilmente l’ultimo passo verso di te. Sapevo che magari questa sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo incontrate.

Sai, mamma, quando si vive da qualche parte a quindici ore di distanza in aereo non ci si incontra così facilmente come se si dovesse prendere l’autobus o fare due passi.

Ci vogliono tanti soldi e tanta organizzazione per pianificare e sistemare le cose. Delle cose che costano tanti soldi, mesi di lavoro se ci penso freddamente. Dei soldi che forse si potrebbero impiegare altrimenti, soprattutto quando hai la responsabilità di prenderti cura della tua famiglia.

Ma che ti fregano i miei fatti? Non ti sei mai fregata di me.

E il punto è proprio questo mamma: mi hai dato la vita, hai fatto del tuo meglio per prenderti cura di me e ti ringrazio davvero dei pochi buoni ricordi che ho.

Però mamma devo dirti una cosa: Il tuo meglio è stato di merda!

E così, ancora un’altra volta nella mia vita, dopo tutto quello che ho fatto, sono venuta io da te per dirti: scusami Mamma!

Ma non ci credo! Qualcuno mi dica se sto diventando pazza.

Io che non ti ho mai creato un problema, io che mi sono presa cura di me stessa e del mio destino senza la forza che il tuo amore avrebbe dovuto darmi. Io che ho imparato le cose da sola, io che sono sopravvissuta ad una vita da orfani, orfana di un padre morto e di una madre viva.

Sono proprio io a pensarci, sono io a guardare avanti, a immaginare quel momento in cui, forse la tua vita ti passerà davanti in un minuto, dove forse ti accorgerai del male che mi hai fatto.

E ho scelto di perdonarti, anche se non me l’hai mai chiesto. Perché, scusami mamma, le parole senza i fatti non valgono niente per me.

Dunque, scusami mamma

se non sono stata la figlia che avresti voluto tu, se non ho potuto fare niente di meglio che allontanarmi da te, il più lontano possibile.

Se avessi potuto, mi sarei trasferita in altro pianeta per dimenticare la mancanza del tuo amore, delle parole e dei gesti egoistici di una vita.Tutte le belle occasioni della mia povera esistenza in cui sei mancata.

Di me non ti è mai fregato un cazzo.

Quindi oggi mi sono svegliata così, mamma, con il gusto amaro di quel viaggio. Arrabbiata con il cielo che mi ha dato te come madre e che mi ha portato via mio papà, quando non si deve mai lasciare nessun bambino da solo in un mondo così cattivo, specialmente con una madre come te, pazza.

Non sono santa e non ho mai aspirato a diventarlo.
Sono cattiva mamma, però sono cattiva a modo mio.
Non riesco a fermarmi, non riesco a calmarmi.

Ho voglia di urlare la mia rabbia all’infinito.

Perché le mie parole sono la mia sola arma per difendermi da tanta bruttezza. Tutto qua!

Questa è la mia vendetta, mamma!

Urlare con le mie parole la rabbia che ho per cercare di espellere questo male dal petto, dalla gola, dall’anima mia.